Donna di Trapani |
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REPERTORIO
Il “CORO CITTÀ DI TRAPANI”, esegue le seguenti danze:
Ballu a chiovu: Tarantella tipica, eseguita durante il periodo della mietitura. I contadini si riunivano sull’aia, alla fine della faticosa giornata di lavoro nei campi e dopo cena, al suono degli strumenti arcaici, eseguivano questo ballo che è detto “chiovu”, in quanto i piedi, con una sorta di saltarello, battono sempre sullo stesso punto.
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Fasola
della tubbiana:
Tarantella tipica, eseguita assieme al canto “Carnascialata dei
pulcinelli”, durante il periodo
di Carnevale. ‘U
roggiu:
Ballo tipico, eseguito, come il “Ballu a chiovu”, sull’aia,
durante il periodo della vendemmia. Jolla: Danza antichissima, eseguita alla fine del lavoro durante le feste di paese. Essa era molto diffusa tra i pecorai, il quale prendeva il nome di “lùpulu”, ma con figurazioni diverse.
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| ‘U nozzu:
Danza tipica, eseguita alla fine del canto ‘u toccu, motivo che viene
effettuato da un gruppo di uomini, davanti a dei boccali e bicchieri di
vino, mentre giocano a carte ed a morra,
e successivamente per corteggiare le loro donne improvvisano questa
danza che è un connubio tra valzer e tarantella siciliana.
Fasola:Ballo
eseguito, come il “ballu a chiovu”, durante il periodo della
mietitura, per ringraziare il signore per il buon raccolto avuto nella
stagione. Contradanza: Ballo tipico, su passo cadenzato francese, effettuato durante il Carnevale, le feste di paese, e principalmente nelle feste nuziali. E’ una danza comandata, dove i partecipanti eseguono delle figurazioni, sotto i comandi del “caposala”. |
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Le esibizioni sono state
effettuate, nella maggior parte dei casi, all’aperto, nel periodo da Aprile a
Settembre. Ogni spettacolo
generalmente dura circa 1 ora e 30
minuti.
Il nostro repertorio comprende
spettacoli musicali teatrali in due tempi:
“SCIOLA”
è l’inizio di un”abbanniatina”, che attraverso i ricordi di un
vecchio centenario (monologhi molto spiritosi e toccanti) fanno rivivere allo
spettatore usi e costumi di un tempo. La performance ha la durata di circa 2 ore
e 20 minuti, con cambio di scenografie; da espletarsi preferibilmente in teatro,
per la complessità dell’opera rappresentata.
“IL
CANTO PARALITURGICO NELLA TRADIZIONE POPOLARE SICILIANA” ovvero
“Armonizzazioni sulla cultura popolare tratte dalla raccolta di Alberto
FAVARA” (Corpus di musiche popolari siciliane) è il concerto che presenta in
occasione della ricorrenza natalizia. Un concerto di Natale fatto di brani
natalizi e religiosi molto coinvolgente dal punto di vista della coralità e
dalle varie sonorità musicali, che talvolta evidenziano forti influenze di
altre culture musicali mediterranee, e che suscitano oltre a sensazioni di
letizia, anche sentimenti di pace e di solidarietà.
Il “CORO CITTÀ DI TRAPANI” è diretto dal M° Agostino GIACOMAZZO, diplomato al Conservatorio di musica di Palermo.
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Particolare attenzione va
fatta ai costumi che sono parte integrante e inscindibile dei nostri
spettacoli. I costumi indossati dai
componenti sono stati tratti dalle raccolte di Salvatore Salomone
Marino, Giuseppe Pitrè e Antonio Uccello. Essi sono stati esposti alla Mostra Etnografica dell’Esposizione Industriale Italiana di Milano nel 1881 e successivamente all’Esposizione Etnografica di Palermo nel 1890-1891. I costumi, presi ad esempio da quelli indossati nel Comune di Borgetto (Palermo), sono comuni alla maggior parte dei Comuni di Trapani e di altre Province Siciliane; |
essi sono stati manifatturati
con l’arte di un tempo da artigiani locali, prendendo spunto dalle raccolte
appena menzionate, fonti attendibili, dove grazie alla cura dei dettagli, ogni
città o paese siciliano vi si può identificare.
Il costume del Ricco
Burgisi (ricco proprietario terriero) ed il costume Festivo del Burgisi; per le donne,
il costume Nuziale della Ricca
Burgisa ed il costume Festivo della
Burgisa.
Iinfine un’esemplare del
costume Donna di Trapani, tratto
dalla raccolta illustrativa di Antonio Uccello,
completa il quadro degli abiti femminili.
Gli uomini, nelle giornate
fredde e nelle zone collinose e montane della Sicilia, indossavano un indumento
chiamato: Scappularu (largo mantello d’albagio con cappuccio e senza
maniche), mentre le donne indossavano ‘u
mantu (lungo mantello di lana e seta che avvolgeva tutta la persona, da capo
a piè) che portava all’interno, nella parte superiore, una bordatura di
colore rosso o viola, contribuendo a far risaltare il viso di chi lo indossava.
Anche gli strumenti musicali,
usati durante gli spettacoli, meritano particolare attenzione:
MARRANZANU:
Antico strumento aerofono, che riproduce un suono particolare. Infatti,
percuotendo l’appendice metallica dello strumento ed emettendo
contemporaneamente il fiato, coordinato dal movimento del diaframma, si
determina un suono molto gradevole, che a secondo i movimenti della bocca, la
quale fa da cassa armonica, può essere acuto o cupo. Lo strumento, di origine
araba, è stato importato in Sicilia, costruito in canna, oggi è in ferro con
lamina d’acciaio. E’ detto anche “mariolu”,
“‘ngannalarruni”, “‘nghinghilarruni”, etc., tutti termini di
origine onomatopeica. Esso veniva usato da segnale nelle aree
culturali-pastorali e come segnale da e contro la mafia. In italiano è detto
“schiacciapensieri”.
BUMMULU
: Strumento da suono improprio,
aerofono. Esso è costituito da una sorta di vaso di terracotta, per contenere
vino od acqua. Come strumento da suono, ovviamente, viene usato vuoto, per
riprodurre, con il rimbombo, il
suono cupo di un’immissione di fiato. L’ètimo si collega alle voci greche
di “bombylios” o “bombyle”, si tratta di voci onomatopeiche che
riproducono il gorgoglio del liquido, quando viene versato dal recipiente.
TAMMUREDDU:
E’ uno strumento a percussione, membranofono, costituito da un cerchio
di legno munito di “cirimuli” ai bordi, su cui viene tesa una pelle di asino
o montone. Anticamente, veniva usato nei riti magici e rituali, nelle zone della
Sicilia Occidentale. Si tratta del “cèmbalo” della cultura rituale
orgiastica greco-romana.
FRISCALETTU:
Strumento a fiato di origine ellenica, costruito in canna mediterranea.
Corrisponde allo zufolo da pastore, con l’imboccatura a becco detta
“zeppa” ed alcuni fori o chiavi, per tasteggiare. Esso riflette la cultura
agro-pastorale.
AZZARINU:
Strumento a percussione, di forma triangolare costruito in ferro. Emette
un suono molto acuto.
Completano il quadro
strumentale del Gruppo Folklorico: Fisarmonica,
chitarra, mandolino, violino.
Coro "Città di Trapani" - Via Alcamo 51 - 91100 Trapani - Tel.Fax ++39 092325620 - 0923861134